Perché la Svizzera ha rifiutato Palantir: quando la data sovereignty diventa una scelta strategicaServizi digitali EU vs US: una riflessione che parte da lontano
Negli ultimi mesi una notizia ha fatto molto discutere nel mondo della tecnologia, della difesa e della pubblica amministrazione europea: la Svizzera ha rifiutato l’adozione del software di Palantir dopo una profonda valutazione interna dei rischi.
Non si tratta di un semplice cambio di fornitore o di una questione tecnica. Al centro della decisione c’è un tema sempre più cruciale anche per le aziende private: la data sovereignty.
Ma cosa significa davvero? E perché per la Svizzera non è più un aspetto secondario?
Cos’è Palantir e perché è così utilizzato
Palantir è un’azienda statunitense che sviluppa piattaforme software per:
- integrazione di grandi volumi di dati
- analisi avanzata e correlazione di informazioni provenienti da sistemi diversi
- supporto alle decisioni in contesti complessi
I suoi strumenti sono ampiamente utilizzati da governi, forze armate, servizi di intelligence e grandi organizzazioni per attività che spaziano dalla difesa alla sicurezza nazionale, fino alla gestione di servizi pubblici.
Negli anni, Palantir ha cercato di ottenere un ruolo anche all’interno dei sistemi di difesa svizzeri, promuovendo le proprie soluzioni come altamente performanti e affidabili.
La valutazione dell’Esercito svizzero
Secondo quanto emerso, un’analisi interna condotta dall’Esercito svizzero ha portato a una conclusione netta: i rischi superano i benefici.
Il punto critico non era la qualità tecnologica del software, bensì il contesto giuridico e geopolitico in cui opera l’azienda fornitrice.
In particolare, la valutazione ha evidenziato un rischio significativo legato al controllo dei dati sensibili.
Data sovereignty: il vero nodo della questione
La data sovereignty indica la capacità di un’organizzazione o di uno Stato di:
- mantenere il pieno controllo sui propri dati,
- sapere dove risiedono,
- sapere chi può accedervi,
- essere certo di quale giurisdizione legale si applica.
Nel caso di Palantir, il problema principale è che si tratta di un’azienda soggetta alla giurisdizione degli Stati Uniti.
Questo significa che, in determinate circostanze, leggi statunitensi potrebbero imporre l’accesso ai dati, anche se questi riguardano infrastrutture critiche o informazioni militari di un altro Paese.
Per la Svizzera, storicamente molto attenta ai temi di neutralità, indipendenza e protezione delle informazioni, questo scenario è stato considerato inaccettabile.
Non solo Svizzera: un dibattito europeo sempre più acceso
La decisione svizzera non è un caso isolato. In tutta Europa cresce il dibattito sull’utilizzo di:
- software stranieri,
- piattaforme cloud extra-UE,
- soluzioni di AI sviluppate fuori dal perimetro giuridico europeo,
all’interno di sistemi critici come difesa, sanità, energia, pubblica amministrazione e trasporti.
Sempre più governi e aziende stanno ponendo maggiore attenzione a:
- controllo dei dati,
- dipendenza tecnologica,
- sostenibilità a lungo termine delle scelte digitali.
La domanda non è più solo “funziona bene?”, ma anche:
“Chi governa davvero i miei dati?”
Cosa insegna questa scelta alle aziende
Anche se il caso riguarda un ambito militare, il messaggio è chiaro e vale anche per le imprese:
- la data sovereignty non è più un dettaglio tecnico,
- è una leva strategica,
- può influenzare la continuità operativa, la compliance normativa e la reputazione.
Affidarsi a piattaforme che non garantiscono pieno controllo su dati e processi può esporre le organizzazioni a rischi non immediatamente visibili, ma molto concreti nel medio-lungo periodo.
Verso un modello più consapevole di digitalizzazione
La scelta della Svizzera evidenzia una tendenza chiara: la digitalizzazione non può prescindere dalla governance dei dati.
Che si tratti di difesa nazionale o di processi aziendali, diventa fondamentale:
- conoscere l’architettura dei sistemi,
- comprendere le implicazioni legali delle tecnologie adottate,
- mantenere un equilibrio tra innovazione, sicurezza e controllo.
In un contesto sempre più interconnesso, la sovranità digitale è destinata a diventare un fattore decisivo nelle scelte tecnologiche di Stati e imprese.
La tecnologia evolve rapidamente. Il controllo sui dati, no.



